Esco a fare due foto!!!

Quante volte abbiamo udito (o letto) questa frase???
Io tante, troppe, e ogni volta mi lascia interdetto.
Come se uscire per “andare a fare due foto” fosse, che so, come andare a fare la spesa o a mangiare un gelato.

Sarà un mio limite, d’altra parte non sono ne un professionista ne un maestro, ma proprio non riesco a impugnare la macchina fotografica se non ho ben chiaro cosa fotografare!!!
Del mio corredo ne ha sempre fatto parte una compatta e leggera proprio per averla sempre al seguito, nella mia borsa, insieme allo smartphone, il portafoglio e le chiavi di casa, eppure non sono capace di scattare così, per il semplice gusto di farlo.

Molte volte mi è capitato di trovarmi di fronte a una scena degna di essere ripresa e non ero pronto.
E’ una cosa abbastanza normale e frequente per un (appassionato) fotografo poiché si è portati a racchiudere la realtà all’interno di una immaginaria cornice ove l’occhio dispone autonomamente gli elementi che compongono il contesto.
Ma un conto è avere la prontezza di cogliere quell’attimo decisivo di bressoniana memoria, altro conto è approcciarsi alla fotografia come se si trattasse di un mero gesto meccanico o un piacevole passatempo.

Sintetizzando il pensiero di Cartier Bresson: la fotografia, per quanto meccanicamente relativamente semplice, è un linguaggio che nasce dal cuore, prende forma nella mente e si compone nell’occhio (e si materializza nella stampa, ndr).
Se il cuore e la mente non sono sgombri da ogni fonte di distrazione l’occhio difficilmente riuscirà a cogliere quel momento decisivo.

Personalmente, quando sono in giro con uno scopo diverso da quello che è la “caccia fotografica” la mia attenzione è incentrata su quello scopo e basta quindi anche l’avere la fotocamera sempre al seguito non mi cambia nulla.

Ma, al di là di quello che potrebbe essere solo un mio problema, è anche la mancanza di una progettualità, pur se non complessa e articolata, che difficilmente trasformerà una “passeggiata fotografica” in una sessione di street photography che dia buoni risultati.
Difatti, basta curiosare un po’ per i vari forum/gruppi social per vedere quante migliaia di banalità vengono fotografate e pubblicate ogni giorno.

Per carità, oggi siamo tutti talmente immersi in una “vita social” che ormai più alcun gesto, momento o contesto della quotidianità può ritenersi particolare quindi per un fotografo di strada è diventato veramente difficile andare oltre il banale.

Proprio per questo io, che non ho altra ragione per fotografare se non quella di appagare una mia necessità comunicativa, trascorro anche mesi senza premere un click.
Non ho alcuna voglia di riempire l’hard disk di immagini di gente che cammina usando il cellulare, o mangia un gelato o compie qualsiasi altro gesto della propria routine quotidiana.

A volte sento il desiderio di uscire in strada perché ho bisogno di essere parte di un luogo, di interagire con le persone, e non perché “devo fare due foto”.

La fotografia, se se ne creano le condizioni, viene dopo.
Prima è necessario appagare il desiderio dell’uomo, poi l’istinto del fotografo.
Nessuna delle mie fotografie è frutto della casualità, ma è la risposta al bisogno che avverto nel momento in cui l’ho realizzata.

Poi non è detto che tutti i contesti siano stimolanti alla stessa maniera.
Ad esempio, a Firenze, città in cui vivo, non sono capace di vedere oltre la banalità.
La gente cammina per strada pensando ai fatti suoi avendo come unico interlocutore un telefonino.
Se poco poco si accorgono che stai puntando la macchina fotografica all’indirizzo di qualcuno ti tocca discutere per lesa privacy.
Insomma, sarà perché sono trenta anni che vedo sempre le stesse cose, o sarà perché la diversità della mia cultura e del mio modo di vivere dettati dalle miei origini in qualche modo limitano l’integrazione con quel contesto e, di conseguenza, la mia visione, sta di fatto che le mie passeggiate fiorentine raramente hanno prodotto buoni risultati.

Quando poi invece mi ritrovo nella mia terra o in luoghi ad essa simili faccio fatica a dover selezionare ciò che in quel momento per me è più interessante e quindi fotografabile.

Diciamo che è questione di feeling!!!

Ecco perché io esco di rado e parlo ancora meno!!!

Che la buona luce sia sempre con tutti voi.

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