La fede non è il male!!!

Negli ultimi anni le feste religiose del sud Italia sono assurte alla ribalta della cronaca a causa della correlazione tra esse e le mafie.

Il caso più eclatante si è verificato nel 2014 in Calabria, a Oppido Mamertina, durante i festeggiamenti in onore della Madonna delle Grazie la cui statua sacra fu fatta inchinare dai portantini dinanzi all’abitazione di un anziano boss della ‘ndrangheta.

Da quel giorno si sono riversati fiumi di parole su quella sub-cultura criminale in base alla quale le associazioni criminali si inseriscono nell’organizzazione delle feste religiose al fine di ottenere il gradimento e la legittimazione della comunità.

La Chiesa stessa ha più volte richiamato i fedeli ad avere un approccio più sobrio e genuino nell’esercizio dei riti devozionali, ma certe situazioni non è che si sanano con un articolo di giornale o una bolla papale.

Le mafie sono – purtroppo – parte integrante del nostro tessuto sociale, dalla politica, all’economia e a qualsiasi aspetto della vita sociale, e di questo bisogna farsene una ragione, pur senza mai rassegnarsi a un rapido quanto auspicabile cambiamento.

Queste ritualità sono profondamente radicate nella storia e nella cultura del nostro popolo, e in particolare di quello meridionale.

Sin dalla notte dei tempi l’uomo è sempre stato alla ricerca di un’ entità soprannaturale in cui credere, a cui attribuire l’inizio e la fine di tutte le cose, a cui affidare la propria vita per i migliori auspici o a cui rivolgersi per ottenere sollievo dalle proprie pene.

E tanto più sono salde queste radici quanto più il terreno in cui affondano è reso fertile dal concime della povertà e del disagio sociale.

Dove c’è benessere raramente ci si aggrappa a un credo o a un’icona sacra, e questo aspetto sta pian piano emergendo dal viaggio che ho intrapreso attraverso i riti e le feste d’Italia.

Nel nord, là dove fioriscono manifestazioni e rievocazioni storiche e cavalleresche tendenti ad enfatizzare la potenza economica e militare di un popolo o la grandezza di un casato, sono quasi del tutto latitanti ogni sorta di manifestazione a sfondo religioso, quanto meno non nella maniera così partecipata e a tratti spettacolarizzata come avviene per il sud.

E’ quindi un grave errore generalizzare in maniera così drastica queste forme di espressione religiosa che, al di là di connivenze e infiltrazioni malavitose – che pure vi sono, sia chiaro – si fondano unicamente sui sinceri sentimenti di fede e devozione di milioni di persone, a meno che non si voglia dire che siano tutte mafiose!!!

La fotografia di questo Cristo, abbandonatosi a un pianto al contempo liberatorio e di compassione durante una rappresentazione della Passione del Redentore, è la dimostrazione evidente del mio pensiero.

Quando l’ho notato l’istinto del fotografo ha avuto il sopravvento su quello dell’uomo.

Avrei voluto avere per questo Cristo lo stesso rispetto e la stessa compassione che egli stava mostrando per il vero Gesù, ma il mio dovere è quello di mostrare la realtà così come si presenta a miei occhi, senza strumentalizzazioni o mistificazioni.

E’ l’unico modo che ho per rendere giustizia a quanti ogni giorno volgono lo sguardo al cielo colmo di speranza e gratitudine.

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