Tra professionismo e buon senso

Oggi vorrei raccontare ai miei lettori una storia di solidarietà e senso di umanità – cose quasi assurde in una società sempre più composta da individui piuttosto che da persone e il cui ritmo vitale è scandito dalla corsa al profitto e al personale tornaconto – e per introdurla ho scelto questa fotografia che ho realizzato nel cuore della mia amata Napoli, città ove quei valori rappresentano ancora  la base dei rapporti tra le persone a prescindere da ogni altra forma di legame.

La storia che stò per narrarvi ha ovviamente attinenza con la fotografia (altrimenti non avrebbe alcun senso scriverla in questo blog!!!) e riguarda due persone che chiameremo fantasiosamente Stefano e Luca, due perfetti sconosciuti le cui vite s’icontreranno grazie a un amico comune che, sempre fantasiosamente, chiameremo Francesco.

Stefano è un operaio cinquantino (per dirla alla Camilleri), operaio a paga base, da anni compagno di Mirella (nome di fantasia), madre dei suoi figli di 16 e 9 anni e anch’essa operaia.
Tutti insieme vivono in un piccolo borgo rurale che si erge sulle colline di una bella e importante città del centro Italia, e come tutte le famiglie del cosiddetto ceto medio fanno sacrifici per vivere una vita fatta di mutui, rate per l’auto, bollette, tasse, spese per le esigenze familiari e, sopratutto,  dei figli che crescono ecc. ecc. ecc., e fin qui tutto normale.

Mirella però ha un sogno, un sogno per altro comune a tutte le donne, quello di sposarsi ufficialmente e quindi  dismettere i panni – talvolta scomodi – della compagna e diventare la moglie dell’uomo della sua vita.
I matrimoni però costano, anche a voler far poco, il minimo indispensabile, ci voglio soldi, e nella loro situazione i soldi bastano appena per vivere una vita dignitosa pur con tante privazioni (le vacanze al campeggio in una vecchia roulotte di famiglia, mai una cena fuori, nessuna rincorsa all’ultimo smartphone, nessuna tv satellitare, mai una macchina nuova ecc. ecc. ecc.) quindi il loro viene rimandato di anno in anno.

Finalmente il 2017 sembra essere l’anno giusto affinchè Mirella e Stefano possano coronare il loro sogno d’amore!!!
La cerimonia si svolgerà secondo il rito civile ma Mariella non rinuncierà a indossare l’abito bianco, dopo di che si ritroveranno con i parenti e gli amici più stretti per un rinfresco presso un’azienda agricola del posto (si badi bene, ho scritto “rinfresco” e non “banchetto”!!!).
Una cosa molto semplice, la più dignitosa possibile e, sopratutto, la più economica.

Ovviamente Mirella desidera anche ottenere un ricordo di uno dei giorni più belli della sua vita (gli altri immaginiamo siano stati quelli della nascita dei figlioli), ma non si possono permettere di ingaggiare un fotografo professionista poichè probabilmente il suo compenso andrebbe a superare quello dell’intera cerimonia.

Stefano però ha deciso di fare tutto il possibile per assecondare i desideri della sua amata quindi si rivolge a Francesco per chiedergli aiuto.

Francesco, anch’egli cinquantino, di origini meridionali, impiegato, è un fotografo per passione.
Lo sanno bene i suoi amici che spesso si devono sorbire le sue chiacchere sulla fotografia o vedere i suoi libri fotografici, ma cio nonostante apprezzano la sua persona e la sua opera.
Anche Stefano sà della sua passione e delle sue capacità quindi gli chiede di fotografare il suo matrimonio in cambio di un aperitivo.

Francesco, che conosce bene la situazione economica di Stefano, accetta il suo invito e non si sarebbe mai sognato di chiedere alcun compenso per le fotografie, anche perchè egli non è un fotografo di professione.
Ha accettato solo per soddisfare la richiesta accorata di un amico che, diversamente, non si sarebbe rivolto a un fotografo di mestiere  perchè non avrebbe potuto pagarlo.

Capita però che Francesco – suo malgrado – è costretto a comunicare a Stefano che non potrà essere presente al suo matrimonio per sopraggiunti e improcastinabili impegni di lavoro.
A telefono Stefano non riesce a celare la sua disperazione (e non è un’esagerazione) perchè a questo punto non avrebbe altra soluzione e del suo matrimonio non ne sarebbe rimasta traccia se non nei selfie a-bocca-di-gallina degli amici.

Francesco è dispiaciuto, molto dispiaciuto, perchè di questa gente ha sempre apprezzato quella semplicità e quella umiltà che sembrano ormai scomparsi dalle nostre vite.
Prova a fare una telefonata a un amico, anch’esso appassionato e bravo fotografo, per sentire se accetterebbe di scattare due fotografie in cambio di un prosecco e qualche stuzzichino, ma il tentativo è vano perchè l’amico non se la sente di prendere un impegno del genere in quanto non si ritiene preparato per questo genere di fotografia (semplice quanto si vuole, ma è pur sempre un matrimonio!!!).

A questo punto Francesco tenta di giocarsi l’ultima carta, il suo amico Luca.

Luca, anch’egli cinquantino, è un fotografo professionista particolarmente attivo nel settore del fotogiornalismo ma che ha accumulato anche molta esperienza nel settore della fotografia di matriomonio.
Ma prima di essere un bravo professionista Luca è principalmente una grande persona.
Un figlio di puttana (nell’eccezzione più benevola del termine, anche perchè la mamma è una santa donna!!!) che nella sua vita si è reinventato più volte, come un gatto dalle sette vite.
Prima edicolante, poi tabaccaio, poi commerciante di abbigliamento e giocattoli per bambini, e quando la crisi economica che ha bloccato l’Italia ha bussato anche alla sua porta Luca l’ha affrontanta di petto e l’ha buttata fuori a calci nel culo.
Da sempre appassionato di fotografia, a quasi 50 anni e con moglie e due figli a carico, ha preso la sua inseparabile fotocamera e ha aperto una partita IVA lanciandosi – da zero – nel mondo della fotografia professionale.
Ha comiciato con qualche matrimonio di amici, poi il giro si è allargato grazie al passaparola, ma non al punto da riuscire a portare a casa uno stipendio per campare una famiglia (anche se la moglie contribuisce grazie alla sua creatività).
Il settore è ormai saturo, tutti vogliono fare il fotografo e alla fine, tra la crisi economica che colpisce le giovani coppie e l’aumento della tendenza ad “accompagnarsi” piuttosto che “sposarsi“, campare di fotografia è diventato duro, quasi impossibile, specie se non sei già affermato nello specifico settore del wedding.

Ma Luca non si arrende, è un osso duro e sa che nella vita le occasioni si creano, si cercano e non si aspettano stando seduti sul divano a compiangersi!!!
Dal settore matrimoniale sposta l’obbiettivo della sua macchina fotografica dapprima verso la fotografia commerciale e pubblicitaria e poi verso il fotogiornalismo.
Alla fine, grazie alla sua tenacia e la sua competenza, Luca ce l’ha fatta ed è diventato membro di un’affermata agenzia fotografica che tratta dal gossip alla cronaca, e le sue immagini vengono riprese e pubblicate dai media di tutto il mondo.

Ma Luca è rimasto sempre la stessa grande persona, umile e semplice come quella strada da cui proviene e da cui non si è mai allontanato.
Quella strada che gli fa conoscere, apprezzare e soffrire per i problemi della gente comune, la gente come lui.

Quando Francesco l’ha chiamato per spiegarli il problema chiedendogli se fosse disponibile a “fare due foto” al matrimonio di Stefano, non ha esitato un solo minuto rispondendo con poche ma chiarissime parole “se è un tuo amico vuol dire che è anche mio amico, fai tu il prezzo, io ci sono“.

Perchè ho voluto scrivere questa storiella da libro cuore???
Perchè da anni i fotografi professionisti – impegnati in una lotta per la loro sopravvivenza – attribuiscono la crisi del settore della fotografia di cerimonia ai cosidetti “abusivi”, ovvero quei fotoamatori che si prestano – dietro piccoli compensi – a fotografare matrimoni “di amici” rubando così il lavoro ai chi queste cose le fa di mestiere.
E fin qua la polemica ci starebbe pure, ma quando poi il dito viene puntato anche verso i loro colleghi professionisti accusandoli di svendersi per battere la concorrenza, beh, in questo caso la questione non mi torna.

Ma andiamo per gradi, e mi rivolgo alle giovani coppie e a chi il matrimonio l’ha già fatto: avete presente quanto viene chiesto oggi per realizzare un “wedding reportage” (ora va di moda chamarli così, è più fico!!!)???
Se non lo sapete ve lo dico io: si parte da 1.200 euro per un solo fotografo (senza assistente) e, in alcuni casi, da questa cifra è escluso l’album fotografico.
Alcuni affermati e blasonati professionisti (che magari hanno vinto qualche premio prestigioso e che sono abituati a fotografare matrimoni principeschi) arrivano a chiedere addirittura cifre oscillanti tra i 5.000 e i 7.000 euro!!! (state tranquilli che negheranno, e lascio immaginarne le ragioni).

Ordunque, qualcuno mi spieghi a chi si dovrebbe rivolgere una giovane coppia, che magari ha un lavoro a progetto o precario, che ha già un mutuo sul groppone per la casa, che per il proprio matrimonio ha scelto una trattoria paesana piuttosto che la villa con i giardini all’italiana e una copia della fontana di Trevi nel mezzo, che l’abito da sposa l’ha comprato dai cinesi (se addirittura non ha usato quello della mamma, ma lì ci può essere una questione affettiva!!!)???
Quanti, oggi, si possono permettere di spendere, tutto compreso, 10 o 15 mila euro per un matrimonio quando già in partenza sono tante le incognite che metteranno a dura prova la vita della coppia???
Ebbene, se credete che queste siano esagerazioni o frutto di fantasia allora vuol dire che siete distaccati dalla vita reale!!!
Mi è capitato assai di frequente di ricevere richieste come quella di Stefano e a farmele erano giovani nelle sue stesse condizioni economiche.
Giovani che se non troverebbero “un amico fotografo” disponibile a scattare due fotografie, anche male e poco professionali, non si rivolgerebbero comunque a un fotografo professionista perchè non se lo potrebbero permettere.
E allora io mi chiedo: chi a rubato cosa a chi???
Ma mi chiedo pure: cosa c’è di male – o di svenduto – se un fotografo professionista, preso atto di una certa situazione, accetta di prestare la propria opera con un compenso più adeguato alle esigenze degli sposi (che, ovviamente, non avranno troppe pretese!!!)???
Capisco che il detenere una partita IVA comporta delle spese (talvolta assurde, su questo non v’è dubbio) e che anche il fotografo deve campare ma, vista la situazione economica generale, si può provare a farlo a piccoli bocconi piuttosto che ingozzarsi tutto in una volta???
Ecco, con questi interrogativi, lascio un caffè sospeso per tutti quelli che hanno avuto la pazienza di leggere tutto, fino in fondo.

P.S.: i fatti narrati sono frutto di fantasia e ogni riferimento a persone, situazioni o cose è puramente casuale.

 

 

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Blog su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: